giovedì 3 novembre 2011

I coglioni passivi


Otto mesi esatti che non scrivo niente; sono entrato e non ricordavo nemmeno dove dovessi andare per pubblicare un nuovo post. Non ho niente di eclatante da dire, così come non c'è stato niente di eclatante che mi abbia tenuto lontano da qui: si fa altro, si condividono i pensieri con mezzi diversi e magari più congeniali al momento, all'umore, alle risposte che ci aspettiamo. E comunque, sostanzialmente, chi se ne frega: tra tutte le presunzioni quella di essere letto mi manca. Poi volevo dire questa cosa su quanto mi stiano sul cazzo i coglioni passivi, ma dopo la premessa che ho fatto potrei passare io stesso per un coglione passivo; magari ne parlerò un'altra volta.

venerdì 4 marzo 2011

Step toning


Parte la musica, altissima; mi piace. Lei mi è sempre sembrata graziosa, quasi timida, ma appena mette il piede sullo step la voce le si trasforma in gola e diventa il verso di un animale: pare che le salga dai piedi, e ai piedi da ancora più giù, dall'inferno che l'ha generata. Grida "up" e tutti cominciano a muoversi; io li seguo simulando un'espressione tranquilla e partecipe, cazzo... ho più muscoli di tutte 'ste ragazzine messe insieme, ce la posso fare. La sadica aumenta il ritmo e urla come se ci detestasse; incrocia passi con l'evidente intento di farmi passare per un incrocio tra una vacca gravida e Clay Regazzoni; comincio a sudare. Dopo venti minuti faccio ribrezzo; la ragazza davanti a me è ancora pettinata, solo qualche goccia di sudore per provare a se stessa di stare facendo attività fisica; io sembro un cane bagnato, mi muovo in apnea e ho la sensazione di essermi mangiato il cuore e di essere sul punto di cagarlo. La sadica mi guarda sorridendo riflessa nello specchio, io le sorrido di rimando: "ce la faccio, sto bene, brutta stronza". Spero di svenire. Guardo il pavimento: mi si devono essere rotte le acque perché metà del mio peso corporeo è liquefatto sul pavimento e le mie scarpe ci sguazzano sopra; cerco di non scivolare fracassandomi gli incisivi sullo step. "Allargate le gambe!"... allargo le gambe... "giù il sedere!"... tiro giù il sedere e ho la netta sensazione di stare per partorire... "tenete la posizione!"... le ragazzine tengono la posizione come se un dio maledetto avesse concepito la loro struttura muscolare per non fare altro; io con la mente sono in una sala operatoria, una fortissima luce bianca sparata sull'uccello e un chirurgo che sta cercando di ricostruirmi l'inguine. Il mio cuore sta pompando immagini della mia vita, rallento e incrocio lo sguardo della sadica nello specchio, la bocca le si distorce in un sorriso e dice qualcosa, piano... non riesco a sentirla perché il fine ultimo del mio corpo è non schiattare sudato davanti a delle ventenni che stanno bevendo giusto un sorso d'acqua per significare di essere esauste, ma le sue labbra disegnano parole nell'aria, parole tonde, rallentate, soddisfatte... Ehi maiale, ti ho fatto il culo.

lunedì 7 febbraio 2011

Abitudini


Io tutte le mattine esco, vado a comprare le sigarette e poi entro nel bar accanto. Lì c'è una ragazza bionda e gentile, non credo sia italiana, che appena mi vede entrare carica il gruppo e, mentre il caffé scende, versa un po' di latte freddo in un piccolo bricco e me lo mette davanti con un piattino. Poi, dopo qualche secondo, mi allunga la tazzina, dice "macchiato freddo senza zucchero", mi guarda negli occhi e mi sorride. Ci sono volte che non lo vorrei il macchiato freddo senza zucchero ma non ho mai il coraggio di dirglielo, perché lei mi guarda negli occhi e mi sorride, e a me va bene così.

martedì 25 gennaio 2011

Fototessera


«Buongiorno, devo fare le foto per la patente.»

«Ok, siediti lì... »
(Mi siedo)
«Bene, ora guarda da questa parte e sorridi.»
(Sorrido)
«Dai, sorridi un po'...»
(Sorrido tantissimo)
«Forza, solo un piccolo sorriso...»


Ma va' in mona.

lunedì 3 gennaio 2011

Il mio gatto si chiama Pippi


Come sta il gatto? E' la domanda che ho sempre fatto quando ero lontano o in viaggio: se il gatto stava bene era tutto a posto. Io reggo bene i colpi della vita; non so se è sempre stato così o se ho imparato a farlo. Il mio punto debole è come un piccolo quadrato nascosto di pelle sensibile, un varco tra quello che lascio fuori e quello che ho dentro. Sembra manchi poco, e sto già preparando quel sorriso di accettazione infastidita che si rivolge a chi ti dice che era solo un gatto, senza capire che se affondi due dita in quel piccolo quadrato di pelle, se entri nella carne e afferri quel piccolo dolore, senti una resistenza, perché è come se a quel dispiacere ci fossero annodati tutti gli altri. E' come se in quel piccolo tumore ci fosse concentrato tutto il dolore che ho vissuto; come se questa sofferenza che sembra così insignificante fosse il mio modo di soffrire per tutto il male che conosco. E lo scrivo adesso che c'è ancora e ancora mi guarda, e in quegli occhi verdi si perdono i miei umori e i miei stati d'animo; lo scrivo adesso perché dopo non ne avrò voglia, perché dopo sarà un dolore solo mio, e ne avrò pudore perché sarà inspiegabilmente smisurato, e quando qualcuno mi dirà che era solo un gatto io lo guarderò senza alcuna voglia, né necessità, di farmi capire.

venerdì 24 dicembre 2010

Valentina


Volevo dedicarti questo post per dirti quanto mi diverti, quanto mi piacciono i tuoi occhi e quanto sono inspiegabilmente sicuro che nella vita avrai soddisfazioni e serenità. Volevo dirti di non essere spaventata, che le cose cambiano ed è una gran fortuna che lo facciano, che le persone restano anche quando partono, e che purtroppo non si finisce mai di dover combattere per le cose che pensiamo di meritare, anche se le meritiamo realmente; e non giudicare mai te stessa da quello che avrai raggiunto ma da come avrai provato a farlo. Volevo dirti che la quotidianità è comoda e pericolosa, che a volte l'ansia è vita, che arriverai a un punto in cui ti chiederai se andare avanti, restare ferma o tornare indietro, e quello sarà il momento di metterti a correre, senza infilare bilance in valigia, senza libri e senza pensare. E volevo dirti di non avere paura, ché ci sarà sempre qualcuno che risponderà quando chiamerai, e avrai sempre qualcuno da far sorridere. E volevo dirti tante altre cose, ma ora mi piove in casa e il portatile mi sta cuocendo i coglioni. Però ti  prego, piantala di chiamarmi per dirmi che ti uccidi.

mercoledì 8 dicembre 2010

8 dicembre


Oggi non sarei mai dovuto uscire, ma ne ho avuta l'esatta percezione solo quando da H&M una ragazza dell'est in acrilico leopardato ha risposto al telefonino grattandosi la figa.

lunedì 8 novembre 2010

8,45 €


Oggi pomeriggio stavo camminando sotto la pioggia - io non uso mai l'ombrello - e tutto a un tratto, non so come spiegarlo, mi sono sentito molto bello. Sentivo l'acqua scorrermi sulla testa e scendermi lungo la barba, e ho avuto la netta percezione di essere un gran figo. La mia camminata era sensuale, maschia e sicura, e questo erotismo che mi avvolgeva era percepibile, perché tutti mi guardavano. Sono entrato in un negozio, completamente bagnato, e le due commesse mi hanno squadrato come se volessero scoparmi, e più mi guardavano più io ero eccitante, e poi ho parlato e la mia voce era profonda e conturbante, e una delle due ragazze mi ha sorriso, ed era chiaro che mi stava immaginando nell'amplesso, nudo, forte e potente. E poi è entrato un tipo e anche lui voleva scoparmi, e io uscendo gli ho sorriso, ma distrattamente, perché a noi fighi piace lasciare addosso a chi ci guarda una sensazione di possibilità, di forse ci sarei stato ma non lo saprai mai. Ho raggiunto la macchina sempre sotto la pioggia, ed ero sempre bellissimo e anche molto eccitato dai pensieri di tutte quelle persone che mi desideravano e mi facevano oggetto dei loro istinti bestiali. E poi sono andato a comprare il latte. E anche la fluoxetina, ché l'ho finita.

lunedì 1 novembre 2010

Un raggio di sole nel buco del culo di un dinosauro


Fondamentalmente la gente pensa che siamo solo dei rompicoglioni, ma essere umorali è una cosa spossante. In un attimo la vicinanza si trasforma in distanza e quello che ci lega agli altri diventa quello che ce li fa percepire anonimi e lontani. E più lo stimolo scatenante è oggettivamente una cazzata, più ci incazziamo; e più le nostre reazioni sono irrazionali e sovradimensionate, più ci appaiono motivate e vincolanti, perché, nate dal nulla, cominciano a trovare la loro ragion d'essere nel fatto stesso di esistere, e si alimentano dei loro stessi effetti, e diventano distruttive, e più annientano più miseramente ci soddisfano. Ma noi dall'umore volubile queste dinamiche le conosciamo e abbiamo imparato a restare un po' in disparte non appena percepiamo quel piccolo scollamento, quella distanza iniziale: aspettiamo il processo inverso e speriamo che nel frattempo nessuno ci chieda ma che hai?

lunedì 25 ottobre 2010

Le signore delle file dei supermercati


Una sola cassa aperta, sono in fila da dieci minuti per pagare quattrocento grammi di insalata; questi due elementi bastano per avere un quadro completo della mia propensione per la vita sulla terra. Passa qualche altro minuto e mi si accoda Signora con Bambino, ignara della mia disposizione verso la maternità e l'infanzia tutta. Paola è pregata di venire in cassa. Signora con Bambino entra in uno stato di percepibile tensione, sbattendosene del fatto che è arrivata per ultima, ma per quanto mi riguarda non uscirà dal supermercato prima di me a costo di farla svenire a gomitate. Arriva Paola; Signora fa guizzare gli occhi come un furetto rabbioso, pronta a bruciarmi sul tempo, ma è talmente concentrata a capire quale cassa aprirà che non si accorge del cenno di Paola: la uno. Parto. Lei scatta ma quell'attimo di esitazione la ha già condannata, allora prende Bambino e lo lancia come una palla da bowilng verso la cassa, Bambino mi supera e si pianta davanti al nastro guardandomi con un'aria tipo io e la mia mamma siamo arrivati per primi, io lo guardo con un'aria tipo levati dai coglioni o ti piscio in testa, lo scanso e poso l'insalata davanti alla cassiera. Bambino, nei cui occhi si è spento tutto quel fastidioso entusiasmo, mi odia sgomento. Signora risentita, fottendosene della frustrazione del figlio, cerca di incrociare il mio sguardo sperando di riuscire a vomitarmi addosso tutta la sua acrimonia, ma io pago e me ne vado piantandola con un carrello pieno e un bambino interdetto. E mentre mi allontanavo ho sorriso, perché sostanzialmente vaffanculo.